Musica sostenibile.

29 aprile 2017 315 Views 0 Comments Caterina
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“Ambiente non è solo un’atmosfera, una rogna nelle mani di chi resta, è il sasso su cui poggia il nostro culo, è il padrone della festa”.Così Niccolò Fabi e Mario Tozzi, l’uno brillante cantautore e l’altro eccelso geologo, hanno dato inizio allo spettacolo “Musica Sostenibile”, per Episodi – Il Festival del Libro Possibile, manifestazione culturale volta a presentare tutte le novità in campo editoriale.

Complice la bellezza naturale delle Grotte di Castellana, la serata è trascorsa disquisendo piacevolmente sulla forza della natura, argomento che, soprattutto nell’ultimo anno, ha toccato molto la nostra amata penisola.

Mario Tozzi a un certo punto dice: “Non esistono catastrofi naturali, ma eventi naturali che diventano catastrofi solo per colpa nostra”.

Questa frase racchiude bene la storia del mondo fino a questo momento.

L’uomo non ascolta più la natura, non la accompagna, non la capisce e, in preda a un delirio di onnipotenza dovuto alla corazza di superiorità che si è costruito nel tempo, ha la presunzione di combatterla e distruggerla, non rendendosi conto che alla fine, come cita Fabi in una canzone, “La terra che ci ospita comunque è l’ultima a decidere”.

Lo spettacolo è stato, quindi, un voler ripercorrere in maniera assolutamente suggestiva e gradevole, con il solo ausilio della chitarra e delle parole, alcune delle tappe che hanno segnato la storia del mondo, dallo Tsunami del 2004, che ha travolto il sud-est asiatico, uccidendo più di 250.000 persone, e dal quale si sono salvate alcune tribù autoctone abituate a contare le maree e una bambina inglese che, forte delle sue conoscenze scolastiche, aveva capito che la terra stava per insorgere, all’invenzione della plastica, grazie alle quale, citando sempre Fabi, abbiamo capito che il “Per Sempre” non sempre è positivo, alla nascita delle città industriali, dove si è puntato molto sul concetto di “Urbs” costruendo grattacieli, palazzi, strade, acquedotti, quelle “case su case, catrame e cemento” di cui cantava Adriano Celentano, mettendo assolutamente in secondo piano la “Civitas”, la comunità, quella voglia di parlarsi e aiutarsi completamente annichilita da barriere di cemento di cui noi stessi siamo gli artefici.

La domanda che mi sono posta alla fine della performance è quindi stata: io concretamente che posso fare?

La risposta mi è stata data dal senso ultimo di questa manifestazione: “La tecnologia non ci salverà, la cultura si”.

Cultura vuol dire conoscenza e conoscenza vuol dire memoria del passato.

Tucidide nel lontano V secolo a.C. diceva che “la storia è un acquisto per sempre”; dovremmo fare nostra questa massima, vestirci di un po’ di umiltà e tornare a convivere con Madre Terra in piena armonia e rispetto, recuperando quell’amore che ci ha permesso di arrivare dove effettivamente siamo.

Raffaella Campagna.

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