Lino Guanciale «Mi rispecchio nell’ “eleganza del riccio”.»

13 settembre 2017 5449 Views 2 Comments Caterina
IMG_7963

Se dovessi descriverlo con tre aggettivi, lo definirei: gentile, carismatico ed incredibilmente bravo. Lino Guanciale, attore Abruzzese sbarcato a Venezia qualche giorno fa, per presentare il corto “Io sí tu no” targato Twinset e diretto da Sydney Sibilia. Lo abbiamo visto a Maggio nelle sale con “I Peggiori” di Vincenzo Alfieri e qualche mese fa in TV con “La Porta Rossa” di Carmine Elia. Lo rivedremo presto e moltissimo sul piccolo e grande schermo, senza dimenticare il teatro, quindi preparatevi e soprattutto liberatevi dagli impegni per riempire le poltrone dei cinema e dei teatri Italiani!

Ve lo racconto, attraverso una piacevole chiacchierata:

Roma, 11/09/2017

Ciao Lino, stando agli ultimi aggiornamenti lavorativi, il mondo del cinema sta mettendo sempre più piede all’interno della tua carriera. Sei contento di ció?

“Io sono felicissimo di questa cosa, perchè non nascondo che era una mia grande speranza quando ho cominciato a lavorare tanto in televisione. Il buon lavoro fatto al cinema nel 2012/2013, prima che cominciassi a fare tanta TV, non aveva ancora prodotto scarti protagonistici importanti, nonostante abbia fatto dei bei film, con dei bei ruoli anche co-protagonistici. Film belli, che però non hanno avuto tanta fortuna, quindi la situazione era un po’ stagnante. La speranza facendo televisione, era in qualche modo di riprendere al cinema, cercando di fare in TV anche delle cose che dessero visibilità. Nell’ ultima stagione c’è stata la ‘Porta Rossa’, ad esempio, e quello è obiettivamente un lavoro che anche sotto il profilo cinematografico ha messo più in evidenza certe corde, la possibilità di ricoprire certi ruoli. Sicchè quí sono molto contento che il cinema stia tornando e spero, anzi sto lavorando, perché torni a campeggiare molto nei miei calendari di lavoro. So che per questo c’è bisogno che si diradi un po’ la mia presenza televisiva, ma credo anche che sia il momento, senza rinunciare a farla. “

Hai lavorato con un po’ di registi, con quale di loro pensi di esserti trovato meglio e con quale regista vorresti lavorare un giorno, se ne avessi la possibilità?

“Ho avuto tantissima fortuna con i registi, perché obiettivamente non ho mai trovato un orecchio del tutto sordo alle mie istanze, alle mie caratteristiche. Tra cinema, teatro e televisione ho avuto quasi sempre esperienze positive. A teatro, dove ho lavorato tantissimo, sono capitate delle volte… non cito per carineria (ride n.d.r.), di mancata intesa diciamo. Però quanto al cinema e alla televisione, questa fortuna l’ho avuta. Io ormai sono molto amico di Andrea Molaioli, con cui ho fatto “Il gioiellino” e Renato De Maria con cui in pratica ho cominciato, è una persona molto cara. Ma al di là degli affetti, credo di aver lavorato molto bene con Carmine Elia, con il quale è nata un’intesa umana importante, oltre che artistica ed è il regista de ‘La Dama Velata’ , ‘Il sistema’ e ‘La porta rossa’. Quanto al cinema, il rapporto che si è creato su ‘I peggiori’ con Vincenzo Alfieri è stato l’inizio di un percorso, che ci auguriamo tutti e due sia ricco di cose da fare insieme. Nel nostro cinema ci sono tanti registi estremamente interessanti, io negli ultimi tempi ho avuto la fortuna di lavorare un po’ con Sydney Sibilia. Mi piacerebbe lavorare anche con Gabriele Mainetti, Matteo Rovere, per citare quelli di nuova generazione. Poi abbiamo dei maestri che ormai meritano questo titolo: gli incitabili Garrone, Sorrentino. Lavorare con loro sarebbe bello. Anche un grande del nostro cinema che è Pietro Marcello, un regista che stimo moltissimo; Piazza e Grassadonia, registi di ‘Sicilian Ghost Story’, con loro magari fosse di trovare l’opportunità di lavorare insieme. Poi vabbè c’è Michele Placido e mi piacerebbe molto far parte dei suoi progetti.”

Passiamo al teatro, al quale tu sei da sempre e per sempre affezionatissimo, Bob Dylan diceva : “A volte nella mia vita l’unico posto in cui mi sento felice è quando sono sul palco.” Lo disse da cantautore, da attore invece cosa pensi e come vivi questa citazione?

“Penso che ha ragione. Quando sei sul palco, (al netto di serate storte in cui pensi possa andare tutto male) sei felice perché fai quello per cui pensi di essere nato. Stare sul palcoscenico, quando le cose vanno bene e riesci a esprimerti come desideri, è un’esperienza sublime fra virgolette, perché fai prova di un tipo di comunicazione e di contatto con la gente, che non ha eguali. Forse giusto nel rapporto amoroso esiste qualcosa di simile. Tante volte sai, non vedi l’ora di andare sul palcoscenico per “scappare” dalle rogne della vita quotidiana. Quelle due,tre,quattro,cinque ore di spettacolo sono una luminosa parentesi, quella che cerchi per stare bene.”

Ad oggi, con la consapevolezza del bellissimo periodo artistico che stai vivendo, quali sono secondo te i pro e i contro del successo?

“Il successo è una cosa molto volatile, quindi c’è oggi perché hai tanta visibilità, può non esserci domani perché magari non ne hai così tanta. La cosa buona secondo me è pensarlo non come un obiettivo del lavoro, ma come una cosa che accade (se accade) e che può essere una risorsa, per fare scelte giuste e sensate e direzionare il proprio percorso con un unico obiettivo, fare questo fino alla morte sostanzialmente. Questo mestiere ha una comodità, non vai in pensione e puoi farlo per tutta la vita. Il mio obiettivo, fin da quando ho iniziato, è stato questo: organizzarmi per riuscire a farlo tutta la vita. E’ bello vedere che la gente ha tanto affetto per te e la cosa buona è che se cerchi di fare delle scelte oneste, il pubblico capisce le scelte che fai, nonostante ci sia qualcuno che può non comprendere, a volte si diventa persecutori, sai penso agli haters su facebook, però parliamo di alcuni casi. L’importante è cercare di esser bravi.”

Ora domanda un po’ strana, ma identificativa per la risposta. Se fossi un animale, quale animale saresti e perché.

“(ride n.d.r.) Quando sono entrato in accademia, in prima fase mi hanno chiesto di fare l’imitazione di un animale. Erano da scartare gli animali domestici, in quella giornata avevano già visto varie tigri, leoni. Sono ambitissimi, il felino è elegante, quindi sai tutti vorrebbero essere un puma, meno un’upupa o una cicala. Io scelsi il riccio e sono certo di essere entrato in accademia perché imitai il riccio!”

E perché hai scelto proprio il riccio?

“Perché mi son sempre stati molto simpatici. Sono animali buffi, sanno difendersi e allo stesso tempo sono molto vulnerabili. Sono molto allegri, un po’ ingenui e poi hanno le spine. Io ho un buon carattere, sono una persona molto educata e cerco di essere gentile, perché è un grande piacere della vita esserlo, come dice Brecht, però non sono uno che si apre molto facilmente e tendo anche a chiudermi per difendermi dalla realtà esterna. Insomma mi rispecchio nell’ eleganza del riccio, per rubare il titolo del libro (ride n.d.r).”

Prima di salutarti ti chiedo quali saranno i prossimi film, serie e spettacoli nei quali ti vedremo prossimamente, in TV, al cinema e al teatro.

“A novembre esce un film al cinema che è ‘Cose che succedono‘, ma forse tornerà ad intitolarsi La Casa di Famiglia, il cast è bellissimo: Stefano Fresi, Libero De Rienzo, Matilde Gioli, Luigi Diberti, Nicoletta Romanoff. A febbraio uscirà ‘Arrivano i prof ‘, che è il remake di un originale francese irresistibile e lì ho lavorato con Claudio Bisio. La regia è di Ivan Silvestrini, mentre Cose che succedono è di Augusto Fornari. Per quanto riguarda il corto fatto con Sydney, è già sul sito di Twinset e avrà una circuitazione online. Poi cominceranno le uscite televisive a partire dalla primavera: Non dirlo al mio capo 2, che stiamo finendo di girare. All’inizio della stagione prossima uscirà L’allieva 2, che dovremmo iniziare a girare a Novembre e con l’anno nuovo del 2019 dovremmo portare in regalo al pubblico, che lo desidera tanto, il sequel de La porta rossa, che gireremo dalla primavera prossima. Poi ci sono due appuntamenti teatrali importanti, ovvero la ripresa di Ragazzi di Vita, al teatro Argentina, durante le feste di questo Natale e il debutto di uno spettacolo con il gruppo di cui faccio parte da tanti anni, i Carissimi padri (ormai ex tali, ma noti con quel nome) a Modena e a Bologna, per la regia di Claudio Longhi: La classe operaia va in paradiso. C’è parecchio da vedere e da lavorare, tra tv cinema e teatro. Lo sforzo che un attore chiede agli spettatori è non aspettare di vedere tutto a casa, con le “comodità” che la casa appunto ha, ma di fare lo sforzo di andare a vedere i film al cinema, perché è un’altra cosa e di venire a teatro, perché i due spettacoli di cui parlo valgono la pena di dedicare una serata alla poltrona teatrale.”

Caterina Civale – Essenzialmente Me 

2 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *